Ciò che mi ha stupito è stato il clima multiculturale descritto da Eco nell'abbazia: il Medioevo fu infatti un'epoca caratterizzata dalla diffidenza verso le novità e la lentezza della loro diffusione sul territorio. All'interno della comunità di eruditi descritta nel libro spicca Guglielmo, non soltanto per la sua acutezza, ma anche per la sua vasta conoscenza nei campi di studio più disparati, dalla filosofia alla botanica, non fermandosi tuttavia ai limiti imposti dalla Chiesa: quando necessario, egli riesce a guardare con occhio critico la censura cattolica nei confronti di argomenti scientifici considerati però eretici, poiché in contrasto con le Sacre Scritture. In questa sua curiosità il frate francescano è un antesignano della futura corrente umanista che fiorirà in Europa nei secoli successivi: portato dalla sua sete di sapere, egli accetta di andare oltre e di studiare cose rifiutate dalla sfera cristiana, ne sono un esempio gli occhiali o la sua profonda conoscenza delle proprietà dei magneti. Un altro elemento sorprendente dal punto di vista linguistico è il ruolo, secondario ma non indifferente, svolto dai dialetti volgari. Anche qui Guglielmo dimostra la molteplicità delle sue esperienze e dei suoi viaggi, nonché la propria mentalità aperta e "vorace", che sembra appartenere più ad uno studioso rinascimentale cosmopolita piuttosto che ad un uomo medievale. venerdì 20 maggio 2016
La "multinazionalità" in chiave medievale di Guglielmo
L’elemento linguistico accompagna sempre il lettore durante lo svolgersi delle vicende, a partire dalle citazioni in latino dei personaggi, ma non solo: si parla anche di testi scritti in greco, ebraico e addirittura in arabo, la lingua degli Infedeli. Ciò viene pienamente giustificato dal fatto che il mistero del libro ruoti intorno ad una delle più autorevoli biblioteche dell'epoca.
Ciò che mi ha stupito è stato il clima multiculturale descritto da Eco nell'abbazia: il Medioevo fu infatti un'epoca caratterizzata dalla diffidenza verso le novità e la lentezza della loro diffusione sul territorio. All'interno della comunità di eruditi descritta nel libro spicca Guglielmo, non soltanto per la sua acutezza, ma anche per la sua vasta conoscenza nei campi di studio più disparati, dalla filosofia alla botanica, non fermandosi tuttavia ai limiti imposti dalla Chiesa: quando necessario, egli riesce a guardare con occhio critico la censura cattolica nei confronti di argomenti scientifici considerati però eretici, poiché in contrasto con le Sacre Scritture. In questa sua curiosità il frate francescano è un antesignano della futura corrente umanista che fiorirà in Europa nei secoli successivi: portato dalla sua sete di sapere, egli accetta di andare oltre e di studiare cose rifiutate dalla sfera cristiana, ne sono un esempio gli occhiali o la sua profonda conoscenza delle proprietà dei magneti. Un altro elemento sorprendente dal punto di vista linguistico è il ruolo, secondario ma non indifferente, svolto dai dialetti volgari. Anche qui Guglielmo dimostra la molteplicità delle sue esperienze e dei suoi viaggi, nonché la propria mentalità aperta e "vorace", che sembra appartenere più ad uno studioso rinascimentale cosmopolita piuttosto che ad un uomo medievale.
Ciò che mi ha stupito è stato il clima multiculturale descritto da Eco nell'abbazia: il Medioevo fu infatti un'epoca caratterizzata dalla diffidenza verso le novità e la lentezza della loro diffusione sul territorio. All'interno della comunità di eruditi descritta nel libro spicca Guglielmo, non soltanto per la sua acutezza, ma anche per la sua vasta conoscenza nei campi di studio più disparati, dalla filosofia alla botanica, non fermandosi tuttavia ai limiti imposti dalla Chiesa: quando necessario, egli riesce a guardare con occhio critico la censura cattolica nei confronti di argomenti scientifici considerati però eretici, poiché in contrasto con le Sacre Scritture. In questa sua curiosità il frate francescano è un antesignano della futura corrente umanista che fiorirà in Europa nei secoli successivi: portato dalla sua sete di sapere, egli accetta di andare oltre e di studiare cose rifiutate dalla sfera cristiana, ne sono un esempio gli occhiali o la sua profonda conoscenza delle proprietà dei magneti. Un altro elemento sorprendente dal punto di vista linguistico è il ruolo, secondario ma non indifferente, svolto dai dialetti volgari. Anche qui Guglielmo dimostra la molteplicità delle sue esperienze e dei suoi viaggi, nonché la propria mentalità aperta e "vorace", che sembra appartenere più ad uno studioso rinascimentale cosmopolita piuttosto che ad un uomo medievale.
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