Un elemento che si nota salta subito all'occhio già dalle
prime pagine del libro è l’architettura, cui Eco dedica una parte non
indifferente della narrazione. Le dà un certo rilievo fin dall'inizio descrivendo
la salita al colle dell’abazia e l’aspetto esteriore dell’edificio. Questo è
stato costruito seguendo forme e numeri simbolo delle realtà fisiche e celesti:
otto, il numero dei lati, costituisce anche la perfezione numerica d’ogni
tetragono; quattro è il numero dei Vangeli ma esprime inoltre la “saldezza e
l’imprendibilità della Città di Dio”; cinque, quanti i lati protesi verso l’esterno
del colle, è il numero delle zone del mondo; sette –i lati di ciascuno dei
quattro torrioni- sono i doni dello Spirito Santo. Come specificato dallo
stesso Adso, queste forme erano diffuse all'epoca, soprattutto nelle strutture
religiose, quali abazie, conventi e monasteri. L’architettura si carica quindi
di significati simbolici con lo scopo di riflettere l’ordine che regola il
mondo, stabilendo al tempo stesso un legame tra il Creato e il Creatore: ne è
un esempio la mole delle mura dell’Edificio, che sembrano “opera di giganti che avessero gran familiarità e con la terra e con il cielo”. Altri aspetti architettonici manifestano in modo più esplicito la loro funzione allegorica: è il caso del portale della chiesa dell’abazia, riccamente decorato con il vasto repertorio di creature provenienti dagli erbari dell’epoca.

L’architettura è anche mezzo mistico: il portale suscita in Adso sensazioni profonde che lo estraniano da ciò che lo circonda, quasi si trovasse in un’altra dimensione. Queste sculture, così come le ricchezze dell’abate, vengono considerate opere acre e pertanto ad esse si applicano i quattro livelli di interpretazione: letterale, il più semplice e alla portata di tutti, anche dei contadini più poveri, a cui si collega il significato allegorico dell’opera; seguono poi i piani di lettura più complessi e che possono essere compresi prevalentemente dagli studiosi, quello morale che indica un modello di comportamento attuabili già da subito nella vita terrena, e quello anagogico, che indica ciò verso cui bisogna tendere ma che è irraggiungibile in questa dimensione carnale. Il portale vuole essere un monito intimidatorio dal punto di vista morale, mostrando le miserie che attendono l’uomo peccatore dopo la morte; dal punto di vista anagogico vuole spingere gli uomini a tendere verso l’immagine di Dio, non raggiungibile durante la vita, neanche attraverso l’ascesi, ma che può essere raggiunto solo una volta traspirati nell'altro mondo. Tuttavia si può aspirare a questo fine ultimo già a partire da ora, nella misera esistenza umana, compiendo atti buoni.
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